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# AIME sac. Antonio, ispettore, missionario

nato a Cereseto Monf. (Alessandria-Italia) il 4 luglio 1861; prof. il 10 sett. 1879; sac. il 1° febbr. 1885; + a Bogota (Colombia) il 7 luglio 1921.

Compì gli studi nel collegio di Borgo San Martino. Ordinato sacerdote da mons. Cagliero nel 1885, fu subito inviato nella Spagna come catechista nella casa di Sarrià, accanto al servo di Dio don Filippo Rinaldi. Fu quello il suo primo campo di azione, dove prese a manifestare le preziose doti di mente e di cuore, e dove maturò nell'animo quell'amore tenero e fattivo per i figli del popolo, che poté più tardi effondere in svariate forme di zelo. Nel 1900 fu fatto direttore dell'incipiente collegio e oratorio San Giuseppe, in uno dei sobborghi più sovversivi di Barcelona. Là mostrò subito un tatto finissimo e delicato, una bontà e un'arte di attrazione veramente mirabili. Scendeva per le vie, sui mercati, nelle piazze, salutato con effusione d'affetto, attorniato da una schiera di monelli, che non sapevano distaccarsi da lui. Avvicinava operai e carrettieri, faceva con loro un tratto di strada, interessandosi dei loro affari temporali e della loro anima. Non è esagerato dire che, a quei tempi, don Aime era il sacerdote più conosciuto e amato in Barcelona. Intese come pochi le necessità e le aspirazioni legittime dell'operaio moderno, e nel fuoco del proletariato vendicativo mantenne perfetta libertà di movimenti e aiutò tutti. Organizzò circoli e unioni cattoliche, scuole diurne e serali, conferenze di propaganda, e quando dovette lasciare quel centro industriale ebbe una dimostrazione che non aveva precedenti. Disse perciò egregiamente lo scrittore Blasco Ibánez: “La tragica settimana di Barcelona non avrebbe avuto luogo, se don Aime si fosse trovato in mezzo a noi ”.

Successe a don Rinaldi nel governo dell'ispettoria tarragonese e rimase in carica due anni (1901-03), poi fu inviato come ispettore in Colombia a continuare l'opera eroica di don Michele Unia, l'apostolo dei lebbrosi, e di don Evasio Rabagliati. In Colombia rimase dal 1903 fino alla morte (1921), dando particolare sviluppo alle scuole professionali e occupandosi dei più poveri e dei lebbrosi. La sua morte fu considerata un lutto nazionale e al suo funerale, celebrato nella cattedrale di Bogotá, parteciparono il presidente della repubblica con i ministri e i rappresentanti di tutti i partiti. Il governo gli decretò i supremi onori.

È degno di nota quanto scrisse nel giornale “E1 tiempo” il sig. L. Garcia Ortiz, ministro degli esteri: “Quando, lui presente, si parlava dei partiti politici della Colombia, e si desiderava in proposito la sua opinione, rispondeva invariabilmente: “Qui in Colombia io non vedo né liberali né conservatori, ma, in tutti i partiti, vedo dei figli di Dio, che amo e desidero servire. La mia vocazione è di unire gli uni agli altri, non di separarli, anche per il fatto semplicissimo che se mi unissi agli uni, mi separerei dagli altri, e allora nascerebbero le\' difficoltà che si opporrebbero alla missione di pace e di amore\… Il mio unico impegno, il mio unico dovere è di predicare con la parola e con l'esempio la dottrina di Gesù Cristo, che è carità e insegna a tutti la vera via\… Io non parteggio per nessuno, sono un povero prete salesiano, che ha il dovere speciale di dare educazione cristiana e un utile lavoro alla gioventù, in modo speciale ai figli del popolo\… Io sono del partito di Dio””. Egli fu veramente un degno figlio di don Bosco, di cui imitò la dolcezza e il lavoro, e si rese così padrone del cuore degli uomini.

Opera

*Don Bosco y la cuestión obrera,* Bogotá, Tip. Salesiana, 1908, pp. 86.

Bibliografia

*Bollettino Salesiano* (ediz. ital.), ott. 1921, pp. 259-261; (ediz. spagn.), sett. 1921, pp. 261-262; ott. 1921, pp. 288-291.

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