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BARBERIS Giulio

sacerdote SDB (n. a Mathi Torinese Italia il 7 giugno 1847; m. a Torino-Oratorio il 24 novembre 1927); professione il 6 dicembre 1865; ordinazione sacerdotale il 17 dicembre 1870. A 13 anni, nel 1861 , entrò nell’Oratorio di Valdocco. La madre lo presentò a don Bosco, che gli disse subito: «Saremo sempre amici». E aggiunse: «E tu diventerai mio aiutante». Ordinato sacerdote, tre anni dopo, nel 1873,conseguì la laurea di teologia all’Università di Torino. L’anno seguente fu eletto primo maestro dei novizi della Società Salesiana, carica che tenne per 25 anni. Contemporaneamente fino al 1879 fu insegnante di storia e geografia nel ginnasio di Valdocco. Frutto di questo insegnamento furono i testi che egli pubblicò e che furono così apprezzati da farlo nominare Socio Ordinario della Regia Società Geografica. Le sue Nozioni di Geografia, per la loro chiarezza didattica, avevano raggiunto nel 1920 la 31a edizione. Nel 1879 fu fatto direttore della casa di noviziato a San Benigno Canavese, dove rimase fino al 1887. Nel 1886 i chierici novizi erano stati trasferiti a Foglizzo, mentre gli artigiani erano rimasti a San Benigno. Direttore a Foglizzo fu don Eugenio Bianchi, ma l’alta direzione col titolo di maestro dei novizi rimase a don Barberis. Nel 1887 fu inviato direttore a Valsalice dove si era stabilito lo studentato di filosofia e vi rimase fino al 1891. Dal 1892 al 1900 fu chiamato presso il Capitolo Superiore col titolo di maestro dei novizi. Fu quello un periodo molto ricco di lavoro. Sostituì varie volte il Catechista Generale, visitò la Terrasanta, in occasione della fusione dell’opera del can. Belloni con la Società Salesiana, poi fu in Inghilterra e in Spagna, sempre in visita ai noviziati. Dal 1902 al 1911 fu ispettore dell’Ispettoria Centrale, e quando don Albera fu eletto Rettor Maggiore, egli fu fatto Direttore Spirituale della Congregazione e rimase in quella carica fino alla morte. Anima tutta di Dio, dotato di una semplicità e di una obbedienza a tutta prova, e di una bontà straordinaria, assimilò in pieno lo spirito del Fondatore e lo trasmise alle nuove generazioni. Il suo Vademecum si può considerare come il primo testo di spiritualità salesiana, e anche se la materia è presa da vari autori, lo spirito che lo informa è genuinamente salesiano. Si diede per tempo all’apostolato della penna, imitando anche in questo don Bosco, e, malgrado le sue molteplici occupazioni, pubblicò molti volumi di ascetica e di agiografia. Il suo vanto maggiore però è l’essere stato un formatore di santi, quali il ven. don Andrea Beltrami e il servo di Dio don Augusto Czartoryski. La sua vita è intrecciata mirabilmente con tutta la storia dei primi tempi della Congregazione, di cui rimane una delle figure più belle e indimenticabili.

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