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FRANCESIA Giovanni Battista

sacerdote SDB (n. a San Giorgio Canavese, Torino il 3 ottobre 1838 – m. a Torino il 17 gennaio 1930); professione a Torino il 14 maggio 1862; ordinazione sacerdotale a Torino il 14 giugno 1862. Verso i dodici anni prese a frequentare l’Oratorio festivo di don Bosco a Valdocco, e due anni dopo fu accolto nell’attiguo Ospizio. Fu dei primi sedici allievi che nel 1859 si unirono al loro Maestro per formare la Società Salesiana e fu il primo dei Salesiani che conseguì la laurea in lettere, guadagnandosi la stima e l’amicizia del celebre latinista Vallauri. Iniziò ben presto l’insegnamento letterario nell’Oratorio, ove ebbe allievi illustri, primo fra tutti san Domenico Savio. Lo storico Rinaudo, professore alla R. Accademia Navale di Torino, scrisse di lui: «Anch’io ebbi l’onore di averlo Maestro nel 1860-61, e ricordo con profondo affetto la parola calda, ornata di elegante cultura letteraria, del giovane chierico che ci ammaliava infervorandoci allo studio e alla virtù». Ordinato sacerdote, diresse vari collegi salesiani e dal 1878 al 1902 fu ispettore salesiano della provincia Piemontese-Lombarda, e fino al 1895 anche della Veneta, sempre distinguendosi per la sua bontà paterna che aveva appreso alla scuola del santo Fondatore. Don Bosco lo accolse pure fra i suoi consiglieri del Consiglio Superiore e nel 1865 lo nominava Direttore Spirituale della Società. Per suo consiglio don Francesia iniziò la collana Selecta ex latinis scriptoribus (1868) e don Celestino Durando dava inizio alla Biblioteca della Gioventù italiana (1869), nelle quali furono ripubblicati a uso della gioventù i migliori testi classici con opportune note. Don Francesia contribuì alle due collane con sobri commenti a vari autori latini e italiani. La latinità classica ebbe in lui un divulgatore entusiasta anche per mezzo della collaborazione ai periodici letterari del tempo e con la composizione di drammi in impeccabili versi latini, che don Bosco faceva rappresentare sulle scene dell’Oratorio e che furono pure rappresentati con successo in altri istituti italiani ed esteri. Gli ultimi quarant’anni li passò all’Oratorio di Valdocco, dove lo colse la morte. Testimone dei primordi dell’opera di don Bosco, egli ne fu pure lo storico e il poeta, poiché, oltre a scrivere una delle prime biografie di don Bosco, non lasciava passare festa o altra occasione solenne senza celebrare in scorrevoli versi italiani o latini i fasti della Congregazione, gareggiando in ciò con don G. B. Lemoyne, l’estensore delle voluminose Memorie Biografiche di Don Bosco. Don Francesia fu piuttosto lo storico orale delle prime vicende salesiane, che rammentava nei minimi particolari nel sermoncino della Buona Notte rivolto alla numerosa comunità dei confratelli ogni sera fino ai suoi ultimi anni. Di questi ricordi parlati si mostrò incantato anche padre Semeria, che varie volte lo poté udire nei suoi passaggi a Torino. Fu l’umanista sempre sorridente, illuminato dal sorriso bonario del santo Educatore della gioventù. Delle sue esimie doti letterarie e ascetiche egli si servì pure nella frequente predicazione e nella composizione di un poemetto in sei canti sulla Patagonia Cristiana, in cui celebrò l’evangelizzazione di quella terra da parte del suo antico condiscepolo don Giovanni Cagliero. Tra le sue numerose composizioni eccellono quelle su san Giovanni Bosco e le biografie dei salesiani defunti (cf. DBS, p. 128-129).

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