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# PROVERA sac. Francesco, consigliere generale

nato a Mirabello (Alessandria-Italia) il 4 dic. 1836; prof. a Torino il 14 maggio 1862; sac. nel 1864; + a Torino il 13 aprile 1874.

Francesco Provera è uno dei non molti entrati adulti nella Congregazione ai tempi di don Bosco. Da ragazzo aveva nutrito sempre l'aspirazione al sacerdozio; ma le circostanze lo costrinsero a fare con il padre vita di commercio fino ai 22 anni; fu però sempre l'edificazione dei suoi compaesani. Quando nell'ottobre 1858 si presentò a don Bosco chiedendo di essere accolto nell'Oratorio come studente, il Santo, intuito subito con chi aveva da fare, gli disse a bruciapelo: “Quelli che vogliono venire da me, devono lasciarsi cuocere”. L'altro, non conoscendo ancora questo suo linguaggio familiare, ne fu nella sua ingenuità mezzo spaventato. Don Bosco allora spiegò che doveva lasciare lui padrone assoluto del suo cuore. Provera non cercava di meglio. Ricevuto l'abito, se già prima esercitava nell'oratorio festivo un apostolato così intelligente, che don Bosco lo chiamava gran cacciatore di anime e raccomandava agli altri di imparare da lui, raddoppiò il suo zelo, dedicandosi anche agli interni. Nel secondo anno di filosofia don Bosco lo creò insegnante della prima ginnasiale, che contò fino a centocinquanta alunni. La sua bravura ebbe modo allora di manifestarsi in un campo per lui difficilissimo.

Presa la risoluzione di restare sempre con don Bosco, fu ammesso con altri ventuno alla prima professione triennale della Società Salesiana il 14 maggio 1862. Ben presto incominciò la sua carriera di prefetto, per la quale aveva tutti i numeri. Nel 1863, ancor semplice chierico, fu mandato prefetto nel collegio di Mirabello, sua patria, aperto per iniziativa di lui e diretto da don Rua. L'anno dopo venne trasferito con il medesimo incarico nel collegio di Lanzo, dove si voleva un amministratore di non comune abilità. Quello fu l'anno dell'ordinazione sacerdotale, che ne elevò il prestigio e gli offerse la possibilità di fare maggior bene. Da Lanzo tornò prefetto a Mirabello per motivi di salute e di là nel 1869 passò con la stessa occupazione al nuovo collegio di Cherasco. Scrivendo a don Bosco si diceva “prefetto perpetuo ”, e sempre in case di nuova fondazione, che abbisognavano di economi esperti per il loro buon avviamento. Questa sua destrezza consigliò a don Bosco di richiamarlo nel 1870 all'Oratorio, divenuto centro di molteplici e crescenti affari. Don Bosco, maestro nell'arte di conciliare cose a prima vista inconciliabili, gli affidò pure la scuola di filosofia ai chierici, che avevano cessato di frequentare i corsi del seminario.

Serietà di preparazione, tenacia di memoria, facilità di parola e chiarezza di idee ne fecero un insegnante ideale, come già ne avevano fatto un predicatore di vaglia. Don Francesia, che lo conosceva bene, scrisse di lui: “Possedeva il gran segreto di pensare e di fare quasi nel medesimo tempo più cose senza conturbarsi”. Ma i suoi giorni volgevano al termine. Un'ulcera al piede, che lentamente lo consumava da dodici anni, nell'autunno del 1873 si rivelò mortale. Accettò serenamente il sacrificio. Mentre egli si avviava alla fine, a Roma don Bosco otteneva l'approvazione definitiva della Società (3 aprile 1874). Il Santo così riassume l'elogio di don Provera in una lettera da Roma: “La Società perde uno dei migliori suoi soci ”.

Bibliografia

G. B. [Francesia,]{.smallcaps} *D. Francesco Provera sacerdote salesiano,* San Benigno Can., Tip. Salesiana, 1895, pp. 169. *— Sac. Francesco Provera “Vade mecum*” di D. [Barberis,]{.smallcaps} Vol. I, p. 169, San Benigno Can., Tip. Salesiana, 1901.

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