# RUFFINO sac. Domenico, direttore spirituale generale
nato a Giaveno (Torino-Italia) il 17 sett. 1840; prof. a Torino il 14 maggio 1862; + a Lanzo il 16 luglio 1865.
Domenico Ruffino, incontratosi con don Bosco quando faceva il ginnasio nella nativa Giaveno, concepì verso di lui un affetto e una confidenza filiali. Entrato poi nel seminario di Chieri, dopo il primo anno fu invitato dal Santo a passare le vacanze del 1857 nell’Oratorio. Egli accolse con gratitudine l’invito. “Ti assicuro che trovandomi qui, mi sembra di essere in un paradiso terrestre, perché tutti si amano come fratelli e più ancora “: così scriveva a un amico. Due anni dopo, studente di teologia nel seminario di Bra, non potendo più resistere all’attrattiva che don Bosco aveva su di lui, prese stabile dimora all’Oratorio di Valdocco. Di là con molti altri chierici di varie diocesi, ai quali don Bosco agevolava gli studi sacri, frequentava le lezioni di teologia nel seminario arcivescovile. Nel 1860 si legò a don Bosco ottenendo di essere ammesso alla pratica delle Regole della Società, cioè fra gli ascritti o novizi. Intanto mentre studiava per sé, si prestava all’insegnamento dei ragazzi e dei chierici: faceva scuola di religione in tutte le classi del ginnasio, e ai chierici insegnava storia ecclesiastica. Il 14 maggio 1862 fu giorno di solenne letizia per gli iniziati della Società: don Bosco per la prima volta ricevette le professioni religiose. Emisero i voti in numero di ventidue. Nel 1863 don Ruffino fu nominato da don Bosco Direttore Spirituale al posto di don Rua, divenuto direttore del collegio di Casale Monferrato. Intanto don Bosco aveva ultimato le trattative per il collegio di Lanzo, e nell’ottobre del 1864 vi mandò come direttore don Ruffino.
Il suo direttorato fu di poca durata. Una generosa imprudenza causò l’immatura fine di questo buon figlio di don Bosco. Avendo viaggiato in vettura sotto la pioggia da Torino a Lanzo, qui giunto fu subito richiesto di confessare in parrocchia, essendo il tempo pasquale. Gracile di costituzione, si prese un mal di petto ribelle a ogni cura. Morì all’Oratorio alcuni giorni dopo, a 25 anni. Don Bosco lo pianse come un figlio, e amava ricordarlo con frequenza. “Che bell’anima! Pareva un angelo in carne. Aveva un volto più devoto di quello che suole dipingersi nell’immagine di san Luigi. Oh, quanti angeli Iddio ha regalato alla nostra Società!”. Don Lemoyne lo descrive “fornito di scienza teologica, di virtù, di pietà e d’ingegno e criterio non comune”. La memoria di don Ruffino vive anche nella preziosa sua Cronaca dell’Oratorio, conservata negli archivi come fonte della prima storia salesiana.
Bibliografia
E. Ceria, Profili di Capitolari Salesiani, Colle Don Bosco, LDC, 1951, pp. 499.