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BIANCHINI Giulio

sacerdote SDB (n. a Macerata il 10 gennaio 1914 – m. a Roma il 29 settembre 2004). Figlio di mamma Francesca Bentivoglio e papà Pietro. Dai suoi genitori apprende lo stile di vita che lo contraddistinguerà per tutta la vita. Dal padre professionista impara il senso del dovere e della signorilità del tratto, dalla mamma la rettitudine di coscienza, la religiosità e l’amore per la Chiesa. A Macerata la casa salesiana è fiorente di ogni attività ed in questo ambiente si forma e nasce in lui il desiderio di affidare la sua vita all’ideale salesiano. A 18 anni, ha conseguito il diploma di ragioniere; il padre gli offre un posto di lavoro in banca. Ci pensa, riflette, si consiglia e decide: lascia la casa per entrare nel noviziato di Lanuvio: è il 3 settembre 1933. Un anno dopo emette i primi voti, e dopo tre anni sarà salesiano per sempre. Inizia così la sua formazione alla vita salesiana con gli studi di filosofia che farà a Roma S. Callisto. Il tirocinio pratico nelle case di Trevi e Amelia come insegnante di matematica e fisica. La scelta fatta con piena coscienza lo gratifica; la vita con i giovani lo entusiasma e ora guarda al Sacerdozio. È a Roma che vive questa preparazione frequentando il seminario romano. Di intelligenza vivace e pronta, riesce contemporaneamente a completare gli studi, e ad essere presente nella casa di Lanuvio come insegnante. Il 15 marzo 1942 è consacrato sacerdote. Dopo un anno ad Amelia in qualità di insegnante è chiamato a Torino come segretario particolare dell’economo generale, e vi rimane due anni condividendo con don Giraudi gli impegni della congregazione. Da Torino nel 1954, viene trasferito a Roma presso la procura generale dei Salesiani come Postulatore generale delle cause dei santi. Un compito delicato e di responsabilità che lo porta a conoscere persone e situazioni non comuni. Dopo otto anni ritorna a Torino alla Direzione generale, e nel 1964 viene trasferito definitivamente a Roma in questa casa di S. Callisto e vi rimarrà fino alla morte. Il suo compito tuttavia non è per la attività specifica di questa comunità, ma sarà sempre impegnato in Vaticano a lavorare presso la congregazione dei Religiosi, impegno che lo ha sempre portato a non identificarsi appieno con la comunità presso la quale viveva. Il Vaticano era la sua seconda casa. Anche negli ultimi anni, non più impiegato nel suo ufficio, vi andava ancora quasi per sentirsi vivo e donare ancora quanto era nelle sue possibilità. Don Giulio è sempre stato in comunità di temperamento riservato, ma affabile e sereno, benvoluto e apprezzato dai Confratelli, sopratutto per il ministero della Riconciliazione (cf. lettera mortuaria scritta dal direttore della comunità di S. Callisto: ASC I101).

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