# MATHIAS mons. Lodovico, arcivescovo
nato a Parigi (Francia) il 20 luglio 1887; prof. a San Gregorio (Italia) il 6 maggio 1905; sac. a Foglizzo il 20 luglio 1913; Pref. apost. dell'Assam il 15 dic. 1922; el. vesc. di Shillong il 9 luglio 1934; cons. il 10 nov. 1934; pr. a Madras il 18 marzo 1935; + a Legnano (Italia) il 3 agosto 1965.
Da Parigi, dove era nato, si trasferì a Tunisi. Ragazzo esuberante e generoso, trovò nella scuola salesiana di quella città l'ambiente ideale per maturare i suoi sogni di apostolato. Compì il noviziato in Sicilia a San Gregorio di Catania. A Foglizzo Canavese fece gli studi teologici e si preparò alla laurea in teologia, che conseguì presso la facoltà di Torino. Tornato in Sicilia, vi svolse un apostolato pieno di entusiasmo e ricco di successo fino al 1918, quando la prima guerra mondiale lo chiamò in Francia per il servizio militare. Ritornato poi in Italia, rivolò in Sicilia dove, poco dopo, veniva eletto direttore dell'Istituto San Giuseppe di Pedata (1920-21); qua lo raggiunse una lettera da Torino nella quale i superiori gli comunicavano l'accettazione della Prefettura Apostolica dell'Assam e lo invitavano ad andare missionario nell'India.
Partì il 20 dicembre 1921. Per sé e per i suoi motto che esprimeva bene lo spirito di intraprendenza e il coraggio che lo animava: “*Ardisci e spera*”. Si mise al lavoro con i pochi preti che aveva e, dopo un solo anno di esperienze, a 35 anni di età, veniva nominato Prefetto Apostolico dell'Assam, Manipur e Bhutan (1922), le vaste regioni dell'India nord-orientale.
Spirito lungimirante, si preoccupò anzitutto di costruire la casa di formazione e di far venire i primi novizi dall'Italia (1923). Dopo il noviziato, eresse lo studentato filosofico, poi quello teologico: iniziativa felice che spiega lo sviluppo meraviglioso della Missione dell'Assam e dell'opera salesiana in tutta l'India. Per vari anni la casa di formazione ebbe come direttore (19221926) lo stesso mons. Mathias, che la improntò allo spirito salesiano più genuino. Fondò poi la scuola professionale “St. Antony's” di Shillong. Essa crebbe e fiorì dando origine a due opere molto stimate a Shillong: la scuola professionale “Don Bosco” e la “High School ”, che a poco a poco si trasformò nel collegio universitario “St. Antony's ”.
Nel 1926 mons. Mathias fu eletto ispettore dell'India Nord “San Tommaso” (1926-34). Come prefetto apostolico e ispettore mons. Mathias continuò a moltiplicare le opere e le missioni: a Calcutta, a Bombay (1928) e altrove. Nel 1934 la Santa Sede eresse la Prefettura Apostolica in diocesi e mons. Mathias veniva consacrato primo vescovo dell'Assam insieme con mons. Ferrando, eletto vescovo di Krishnagar. Poco dopo morì improvvisamente monsignor Méderlet, e il 18 marzo 1935 mons. Mathias fu trasferito alla sede arcivescovile di Madras. Qui, maturo di anni e di esperienza, conoscitore ormai profondo dell'India e dei suoi bisogni spirituali e sociali, mons. Mathias diventò subito una figura conosciuta e rispettata in tutta l'India, un *leader* della Chiesa e dell'episcopato.
Lungo sarebbe enumerare tutte le opere sociali da lui fondate: villaggio per 220 famiglie; la “Casa di Misericordia ”, un ospedale di 310 letti per i miserabili, un ricovero per incurabili, cliniche e dispensari con dottori, suore e infermiere che visitano i malati nelle loro capanne, l'opera dei catechisti indigeni, che egli sognava di vedere eretta in Pontificia Opera di San Paolo Apostolo, collaterale a quella di San Pietro Apostolo per il clero indigeno. Per tutto questo egli lavorò, viaggiò, mendicò, si consumò. Nell'anno 1937, cinquantesimo della gerarchia cattolica in India, organizzò a Madras il primo Congresso Eucaristico Nazionale, che ebbe grande successo per la perfetta organizzazione. Appena arrivato a Madras, pensò a fondare il seminario (1936) affidandolo ai Salesiani. Diede vita a un gran numero di nuove parrocchie e fabbricò molte chiese belle, grandi, degne di una città come Madras. Nei 30 anni della sua attività pastorale il numero delle chiese fu quasi raddoppiato. Fra tutte primeggia il santuario del Cuore Immacolato di Maria. Fondò scuole, orfanotrofi, e altre opere di carità e chiamò religiosi e religiose di varie Famiglie, aiutandoli a fondare opere conformi al loro spirito.
Mons. Mathias non si limitò a fare; scrisse anche. Un suo libro sull'organizzazione di una Curia diocesana fu molto lodato anche fuori dell'India; così un manuale sull'Azione Cattolica, che fu da lui promossa in tutti i modi, e un altro manuale sugli Oratori. Poco prima di morire diede alle stampe un libro di memorie, *Quarant'anni di missioni in India,* che sono una chiara testimonianza di una vita spesa interamente per le Missioni.
A base della grandezza di mons. Mathias c'era anzitutto un grande spirito di fede: il pensiero soprannaturale gli era facile, abituale, operante. Altra sua caratteristica: una grande semplicità di tratto e un fare scherzoso che gli facilitò il contatto con ogni genere di persone. Alla semplicità univa la bontà. Amò don Bosco e la Congregazione come un figlio: “Sono salesiano dalla punta dei capelli fino alla punta dei piedi ”, disse una volta. Morì improvvisamente durante un viaggio che aveva intrapreso per discutere con amici svizzeri una nuova maniera di aiutare i suoi poveri di Madras.
Opera
*Quarant'anni di missioni in India,* Torino, LDC, 1965, pp. 416.