# ENRIA coad. Pietro, infermiere di don Bosco
nato a San Benigno Can. (Torino-Italia) il 20 giugno 1841; prof. a Este il 9 dic. 1878; + a Torino il 21 giugno 1898.
Conobbe don Bosco nel settembre 1854, l’anno terribile del colera, quando lo accettò all’Oratorio. Il Santo gli volle sempre bene ed egli ne lo ricambiò per tutta la vita con affetto filiale. Per tre anni lo mise a imparare il mestiere del fabbro, ma poi mutò pensiero, occupandolo nel magazzino del provveditore generale coad. Giuseppe Rossi. Ma Enria attendeva alle più disparate occupazioni: maestro di musica e di scena, cuoco, pittore, un vero factotum. Fu dei dodici che nel 1855 formarono la prima banda strumentale nell’Oratorio. Nel dicembre 1871 don Bosco cadde gravemente ammalato a Varazze. Fece telegrafare a don Rua che gli mandasse Enria, il quale fu felice di poter assistere don Bosco nella malattia, pronto a dare la sua vita perché egli riavesse la salute. Nel 1878 ebbe nuova occasione di prestare filiale assistenza a don Bosco. Egli quell’anno era di residenza a Sampierdarena. Il Santo, di ritorno dalla Francia, giunse ad Alassio e fu assalito da un violento malore, che lo obbligò a tenere il letto per venti giorni. Nell’autunno del 1878 Enria fece parte del personale mandato da don Bosco ad aprire il collegio di Este, dove lavorò per otto anni come provveditore e maestro di musica. Benché fosse già tutto di don Bosco e dell’Oratorio, pure aspettò fino all’Immacolata del 1878 per fare i voti proprio ad Este. Il caro coadiutore si prodigò soprattutto durante l’ultima malattia di don Bosco. Il Santo si pose a letto il 20 ottobre 1887 per non più alzarsi. Tosto ricominciarono per Enria le lunghe veglie notturne al suo capezzale, sempre pronto a ogni cenno e attento a ogni lieve moto dell’infermo. La scomparsa dell’amatissimo Padre lo lasciò per più giorni quasi inebetito, e per qualche tempo non sembrò più lui. Nel 1893 scrisse una specie di autobiografia, nella quale narrò diffusamente le sue relazioni con don Bosco durante le sue malattie. Dopo il 1888 visse ancora dieci anni. Il maggior suo conforto era lo starsene a pregare nel santuario di Maria Ausiliatrice e il recarsi più spesso che poteva alla tomba di don Bosco a Valsalice.