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# GUERRA mons. Felice, arcivescovo

nato a Volpedo (Alessandria-Italia) il 7 dic. 1866; prof. perp. a Torino il 2 dic. 1886; sac. a Buenos Aires (Argentina) il 2 aprile 1890; el. vesc. tit. di Amata e amm. ap. di Santiago di Cuba il 26 maggio 1915; cons. il 5 sett. 1915; arcivescovo di Santiago di Cuba 19161925; + a Gaeta il 10 genn. 1957.

Fu accettato da don Bosco nel 1880 e mandato al collegio di Lanzo. Facendo allusione al suo nome, il Santo gli disse: “Il tuo nome vuol dire che farai una guerra felice al diavolo”. Dopo il noviziato compiuto a San Benigno Canavese, sotto la guida del primo maestro dei novizi, don Giulio Barberis, emise la professione nelle mani di don Bosco. Poco dopo partì per l'America; cominciò il suo apostolato in Uruguay, dove finì gli studi. Fu ordinato sacerdote a Buenos Aires da mons. Aneyros. Nel 1896 fu direttore e maestro dei novizi a Las Piedras (Uruguay), poi direttore e parroco a Paysandù e infine direttore a Bahìa Blanca (1902) in Argentina. Quando mons. Cagliero fu nominato Delegato Apostolico nell'America Centrale, nel 1908, prese don Guerra come Auditore della Delegazione. Nel 1915 la Santa Sede lo elesse Vescovo e lo nominò Amministratore Apostolico, e un anno più tardi Arcivescovo di Santiago di Cuba.

Nel decennio in cui resse questa importante archidiocesi lavorò indefessamente a rinnovare la vita religiosa dei suoi diocesani: visitò interamente l'archidiocesi, andando in parte a cavallo e in parte a piedi; lottò contro l'introduzione del divorzio; chiamò a Santiago i Salesiani e poi anche le Figlie di Maria Ausiliatrice; si diede egli stesso a predicare con zelo e formò gruppi volanti di missionari per ridestare la vita cristiana; promosse la buona stampa fondando anche un giornale in difesa della Chiesa, e ne ridusse al silenzio i nemici con la sua penna vigorosa; costruì 21 chiese, ne riedificò altre semidistrutte, restaurò la cattedrale, fondò numerosi collegi e ottenne dai pubblici poteri la ricostruzione della grande strada del Cobre.

Anche negli anni della sua vecchiaia continuò a prodigarsi in quel lavoro missionario che gli era stato tanto caro: invece delle torride plaghe cubane, divenne campo delle sue fatiche l'Italia. Nelle sue frequenti predicazioni mirò soprattutto a diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice e a san Giovanni Bosco, dei cui simulacri volle dotare a sue spese parecchie chiese e case salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Gli ultimi anni di questo veterano furono impreziositi dalla sofferenza, una novella corona a tutta una vita spesa al servizio di Dio e della Società Salesiana.

Opere

*— Mis impresiones de Montevideo a Turin,* Buenos Aires, Tip. Salesiana, 1903, pp. 350.

*— Alla scuola di S. Giovanni Bosco,* Torino, SEI, 1934, pp. 71.

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