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# OLIVARES mons. Luigi, vescovo, servo di Dio

nato a Corbetta (Milano-Italia) il 18 ott. 1873; sac. a Milano il 4 aprile 1896; prof. a Torino il 15 nov. 1905; el. vesc. il 15 luglio 1916; cons, il 29 ott. 1916; + a Pordenone il 19 maggio 1943.

Compì gli studi nel seminario arcivescovile milanese sotto la guida spirituale di don Pasquale Morganti, poi arcivescovo di Ravenna, e fu ordinato sacerdote dal card. Ferrari. Benché don Luigi fosse fin d'allora propenso a entrare nella Congregazione Salesiana, fu nominato vicerettore del collegio arcivescovile di Saronno. Trascorse colà otto anni nell'insegnamento e nella direzione disciplinare, lasciandovi un vivo esempio di zelo e di bontà, finché, superato ogni ostacolo, ottenne di poter corrispondere alla sua vocazione religiosa. Si recò pertanto a compiere il suo periodo di prova a Foglizzo Canavese, allora sede di noviziato e di studentato teologico salesiano, assimilando rapidamente lo spirito e il sistema educativo di don Bosco. Fatta la prima professione religiosa, venne destinato a dirigere il locale oratorio festivo, mentre si preparava alla laurea in teologia (1908), che conseguì presso la Facoltà del seminario di Torino. Nei quattro anni passati qui come professore di teologia morale, sociologia e sacra eloquenza, fu apprezzatissimo per la sua soda ed equilibrata cultura e ammirato per la profonda umiltà ed esemplare osservanza. Nel 1910 fu inviato a Roma a reggere la casa salesiana e la parrocchia di Santa Maria Liberatrice al Testaccio (1910-16), dove rifulse in pieno il suo zelo apostolico, sicché quel rione popolare, già covo di anticlericalismo, si venne trasformando di giorno in giorno in una parrocchia esemplare. Un giorno egli fu assalito per la strada da un violento, che lo percosse in faccia con un ceffone. Il pio parroco seguì alla lettera il consiglio evangelico e presentò al sacrilego l'altra guancia, senza scomporsi, solo dicendo: Grazie!

Nel 1916 il Papa Benedetto XV lo elesse vescovo delle diocesi riunite di Sutri e Nepi nel Lazio. Nei 26 anni del suo episcopato egli le riorganizzò modernamente, dotandole delle associazioni di A. C. e visitando cinque volte tutte le parrocchie. Ammirato dall'aristocrazia, predilesse i poveri e gli umili e fu pure spiritualmente vicino agli avieri dell'aeroporto di Vigna del Valle, ottenendo la confidenza e l'affetto dei più grandi assi dell'aviazione italiana, quali Maddalena, Ferrarin, Bempo, ecc.

Devotissimo del Sacro Cuore di Gesù — pure in mezzo alla sua continua attività apostolica di pontificali e cresime, pulpito e confessionale, dell'amministrazione delle sue due diocesi, e, dal 1928 al 1931, anche delle diocesi confinanti e vacanti di Civita Castellana, Orte e Gallese — egli si rivelò anima essenzialmente contemplativa, sicché era per lui un bisogno il visitare di frequente Gesù Eucaristico, certi giorni perfino ogni mezz'ora. Caratteristica fu pure la sua pratica della povertà, che nella vita religiosa si perfezionò e nell'episcopato giunse all'apice, e fece dire al medico che vide i suoi miseri indumenti, curandolo nell'ultima malattia: “Finché la Chiesa Cattolica possiede campioni di questa fatta, sarà sempre destinata a nuovi e maggiori trionfi. Uomini siffatti possono predicare il Vangelo e pretendere di essere ascoltati da tutti, anche dagli increduli”. Nel 1955 i superiori salesiani, in aderenza alla larga fama di santità che ne tramandava durevolmente la memoria, presero l'iniziativa di farne trasportare la salma dal cimitero al duomo di Nepi, ove oggi riposa venerata dai suoi diocesani. Nel 1963 il Vicariato di Roma iniziava il processo informativo per la sua beatificazione.

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