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# VESPIGNANI sac. Giuseppe, consigliere generale

nato a Lugo (Ravenna-Italia) il 2 genn. 1854; prof. il 25 dic. 1876; sac. a Lugo nel 1876; + a Torino il 15 genn. 1932.

Iniziò il ginnasio presso i Benedettini di Cesena e lo completò nel seminario di Faenza, dove compì gli ulteriori studi di filosofia sotto la guida di mons. Paolo Taroni, un vero forgiatore di anime sacerdotali e grande ammiratore di don Bosco. Egli sognava di poter avanzare tranquillo verso il sacerdozio. Invece una violenta malattia polmonare lo ridusse in fin di vita. Dovette tornare in famiglia e continuare nella natia Lugo gli studi teologici presso una scuola tenuta da sacerdoti diocesani. Nel 1876 poté ricevere l'ordinazione sacerdotale con la speranza di celebrare almeno tre messe. Invece, tre mesi dopo, abbastanza ristabilito, si recava a Torino per conoscere don Bosco. Il Santo gli apparve come un profeta, che con paterna semplicità dimostrò di conoscere i suoi segreti più intimi. Si fermò un anno con don Bosco, ma sempre infermiccio, superando le crisi grazie alla benedizione del Santo. Molti anni più tardi, missionario in Patagonia, ricadde gravemente infermo, ma in sogno gli apparve don Bosco, morto 5 anni prima, che gli consigliò il rimedio: carne ai ferri alla maniera argentina. Si alzò, mangiò di fronte alla meraviglia di tutti e si recò alla stazione per accogliere il sacerdote che veniva a celebrare i suoi funerali. L'anno passato a Valdocco gli aveva infuso il genuino spirito salesiano, per cui poté aggregarsi subito alla nuova Congregazione. Perciò don Bosco lo inviò l'anno dopo con la terza spedizione missionaria in Argentina come maestro dei novizi. Visse così 17 anni a fianco del grande missionario mons. Giacomo Costamagna al quale succedette nel 1894 come direttore del collegio Pio IX di Buenos Aires e poi come ispettore delle case salesiane d'America. L'attività molteplice di don Vespignani, confessore, parroco, maestro, scrittore, fondatore di case, missionario, meritò l'elogio anche dei suoi avversari. Un quotidiano liberale di Buenos Aires lo chiamava “intraprendente fino all'audacia ”, ma quanti lo seguirono nelle sue attività rilevarono la modestia del suo animo, contrastante con il coraggio delle sue imprese. In 27 anni arrivò a fondare 19 opere salesiane. Nel 1922 fu chiamato a Torino per far parte del Consiglio Superiore come consigliere professionale e agricolo, e in tale carica rimase fino al 1932, anno in cui moriva santamente. La sua salma, reclamata dai salesiani argentini, che lo considerano un secondo don Bosco, fu trasferita a Buenos Aires nella chiesa di San Carlos nel 1948.

Opere

*— Nella Pampa centrale,* Torino, 1924 (ediz. spagnola, Buenos Aires, 1925).

— V*ademecum de los Aspirantes Salesianos,* Buenos Aires, 1926.

*— Un anno alla scuola del B. Don Bosco,* San Benigno Can., 1930.

*— Circulares,* Buenos Aires, Tip. Salesiana, 2 voll., pp. 272 e 690.

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