# BERRUTI sac. Pietro, prefetto generale
nato a Torino (Italia) il 7 marzo 1885; prof. a Foglizzo il 30 sett. 1901; sac. a Torino il 29 giugno 1910; + a Torino il 1° maggio 1950.
Conseguì la laurea in filosofia alla Gregoriana di Roma (1904), e poi la laurea in diritto canonico.
La sua vocazione religiosa ha del singolare. Allievo dei Fratelli delle Scuole Cristiane e penitente di un padre gesuita, decide di farsi salesiano. Giovane chierico, vagheggia l’ideale missionario; e Dio dispone che, mentre frequenta a Roma l’Università Gregoriana, s’incontri con mons. Giuseppe Fagnano, prefetto apostolico della Patagonia meridionale e Terra del Fuoco. Al grande missionario quel chierico dal volto angelico, dal tratto signorile, dalla conversazione amabile e ponderata, fece tanta impressione che non si diede pace finché non ottenne da don Rua di portarlo con sé in missione. Nella commendatizia dei superiori si leggeva questo elogio: “Vi diamo il miglior chierico che abbiamo”. I fatti non smentirono una così lusin-' ghiera presentazione. Le sue ascensioni furono rapide: docente di scienze teologiche, maestro dei novizi, direttore a Macul (Cile) (1917-26), ispettore dei salesiani nel Cile (1927-32). Ma un compito assai più arduo gli riservava la Provvidenza. Nel 1932 veniva eletto Prefetto Generale della Società Salesiana e Vicario del Rettor Maggiore, carica che tenne fino alla morte. Alla mole di lavoro svolta in sede a Torino aggiunse quella di visitatore straordinario a gran parte del mondo salesiano. Nel 1933 visitò la Patagonia e la Terra del Fuoco; nel 1935-36 l’Uruguay e le missioni del Maio Grosso in Brasile e del Paraguay; nel 1937 la Cina, la Thailandia, l’India e il Giappone; nel 1940-42 la Spagna e il Portogallo; nel 1946 la Svizzera; nel 1948-49 percorse l’America Latina per presiedere alle riunioni dei Direttori a San Paulo, a Buenos Aires, a Santiago (Cile); nel 1949, già disfatto in salute, con eroico sacrificio che ne accelerò la fine, compì la stessa missione nella Spagna. Ma la sua ardente carità si rivelò in tutto il suo splendore nelle dolorose vicende dell’ultima guerra. Dinanzi ai disastri morali e sociali abbattutisi su migliaia e migliaia di poveri ragazzi, don Berruti, a Roma — dove si trovava a rappresentare il Rettor Maggiore — e dovunque fosse un’opera salesiana, con l’ampiezza del cuore di don Bosco, volle che si aprissero tutte le porte alle folle di giovinetti abbandonati e pericolanti, meritando il titolo di Padre dei ragazzi della strada. E fu il fiorire di un’opera meravigliosa di carità cristiana, che rimarrà scritta a caratteri d’oro negli annali della Famiglia salesiana. Eccezionale figura di sacerdote e di salesiano, grande per la versatilità dell’ingegno, per le doti di governo, per la prodigiosa attività, ma assai più grande per l’esemplarità della vita, don Berruti portava impressa sul suo volto l’aureola di un candore immacolato e un raggio luminoso della più elevata santità, riflesso della santità stessa di don Bosco.
Bibliografia
P. Zerbino, Don Pietro Berruti, luminosa figura di Salesiano, Torino, SEI, 1964, pp. 628.