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# FAGNANO mons. Giuseppe, missionario, prefetto apostolico

nato a Rocchetta Tanaro (Asti-Italia) il 9 marzo 1844; prof. a Torino il 19 sett. 1864; sac. a Casale il 19 sett. 1868; + a Santiago (Cile) il 18 sett. 1916.

A dodici anni entrò nel seminario diocesano di Asti. Nel 1859 però, il seminario, ridotto a soli venti alunni, dovette chiudersi, e i seminaristi vennero invitati a recarsi a Torino per mettersi sotto la direzione di don Bosco. Fagnano preferì trasferirsi in famiglia, poi, preso dall’entusiasmo patriottico che dilagava fra la gioventù, decise di iscriversi volontario della Croce Rossa nella Legione di Garibaldi. Con coraggio difendeva, in quell’ambiente di spregiudicati e anticlericali, le sue convinzioni religiose e il suo abito ecclesiastico, incurante delle minacce a lui fatte, tanto che dovette intervenire lo stesso Garibaldi, il quale lo consigliò a lasciare la Legione e passare nell’esercito regolare, al comando del re Vittorio Emanuele II. Ma egli scelse l’ufficio di infermiere nell’ospedale militare di Asti, dove rimase fino alla conclusione della pace. Pensò allora come raggiungere la bramata meta del sacerdozio, e stabilì di andare a Torino e mettersi sotto la direzione di don Bosco per continuare gli studi. L’ambiente familiare, lieto e pio dell’Oratorio e la calma, la serenità e la paternità di don Bosco lo conquistarono. Don Bosco, nella confessione generale fattagli dal Fagnano, prevenendo l’accusa, gli indovinò tutti i peccati con ogni circostanza, il che sbalordì il penitente e lo convinse di trovarsi davanti a un santo, e fece il proposito di stare sempre con lui. Don Bosco, che aveva aperto a Lanzo Torinese un collegio per giovani studenti, mandò là il chierico Fagnano in qualità di insegnante; nello stesso tempo egli doveva studiare teologia e prepararsi a dare gli esami di abilitazione all’insegnamento presso l’Università di Torino. Ottenuto il titolo di dottore, terminò gli studi ecclesiastici e venne ordinato sacerdote. Don Bosco intanto preparava la prima spedizione di missionari salesiani per l’America meridionale, e aveva fissato una decina di eroici volontari. La vigilia della partenza però venne a mancare uno dei dieci, e don Bosco propose a don Fagnano di sostituirlo: egli accettò con entusiasmo. Era il 14 novembre 1875. Giunto a Buenos Aires, fu inviato a San Nicolas de los Arroyos, per adattare a collegio salesiano un vecchio caseggiato. Sebbene direttore, si mise egli stesso all’opera lavorando da falegname, da fabbro, e procurando quant’era necessario, cosicché il marzo seguente poté far benedire dall’arcivescovo l’istituto, riempiendolo, quel primo anno, con 144 collegiali interni e molti altri esterni. Gli fu poi di aiuto e consolazione la venuta di nuovi missionari da Torino, sicché poté dar mano all’ampliamento del collegio. Ma, quando la fabbrica era a buon punto, una notte tutta la costruzione rovinò e si dovette ricominciare da capo. Un altro disastro fu l’inondazione del fiume Paraná, che apportò desolazione e morte nella parte bassa di San Nicolas. Nell’aprile del 1879 si ammalò di tifo. Trasportato a Buenos Aires, stette sei mesi prima di uscire dalla convalescenza. Dovendo lasciare la direzione del collegio, accettò di trasferirsi ai confini della Patagonia settentrionale come parroco di Patagones. Qui non vi era che una misera cappella, un antico granaio ridotto a sala. Egli riuscì a costruire una decorosa chiesa, ed edificò anche due istituti, quello maschile di San Giuseppe e quello femminile di Maria Ausiliatrice. Non solo, ma diede vita a una banda musicale e a un Osservatorio meteorologico di tale importanza da farlo includere nelle liste ufficiali di stazioni nazionali argentine. Il suo zelo missionario lo portò ad aggregarsi, come cappellano, a una spedizione militare organizzata dal Governo contro gli indi. Poté così aver contatto coi selvaggi fatti prigionieri, catechizzarli e battezzarne una trentina. In quel tempo, volendo la Santa Sede stabilire un rappresentante pontificio nella Patagonia, don Fagnano fu nominato Prefetto Apostolico della Patagonia meridionale e della Terra del Fuoco. Per raggiungere la regione destinatagli, domandò di far parte di una spedizione esplorativa della Terra del Fuoco e della costa oceanica lungo lo stretto di Magellano, decisa dal Governo. Insieme con altri due salesiani — un sacerdote e un coadiutore — dopo sei giorni di mare, sbarcò a Punta Arenas, la capitale della Patagonia, il 21 luglio 1887, in pieno inverno australe, tra una popolazione di avventurieri, di cercatori d’oro, di cacciatori di foche, di galeotti e di poliziotti. Accolto con diffidenza dal Governatore di quella Colonia penale, riuscì tuttavia a trovare alloggio e ad avere il permesso di esercitare il suo ministero sacerdotale; ma incontrò subito avversioni e losche trame ai suoi danni. Vinse gli animi contrari con la sua carità e la sua generosità. Il 25 dicembre intraprese un viaggio di esplorazione all’isola Dawson, arrischiandosi fra gli ostili indi Onas e studiando il posto per una sede di missione, che costruì l’anno dopo, chiamandola Missione San Raffaele. Vi innalzò casette per gli indi Alacalufi, abitanti della zona, e vi fece pervenire 500 capi di bestiame, lasciando alla direzione un sacerdote e un coadiutore salesiani. Nel 1890 mons. Fagnano vi condusse quattro Figlie di Maria Ausiliatrice per prendersi cura delle donne Alacalufe, vi impiantò una segheria a vapore e vi fondò una banda musicale. A Punta Arenas mons. Fagnano installò pure un Osservatorio meteorologico, edificò una grande e bella chiesa e favorì un’escursione di ufficiali cileni nell’isola maggiore della Terra del Fuoco, detta Pisola Grande, dove essi scoprirono un lago di 100 chilometri di lunghezza, bellissimo, cui diedero il nome di lago Fagnano. In quell’Isola Grande, Monsignore fece egli pure escursioni e fondò la Missione della Candelora per gli indi Onas, che andarono ad abitarla. Per le comunicazioni acquistò un vapore di 150 tonnellate, che chiamò “Torino”. La Missione diventò un piccolo villaggio, con chiesa, collegio maschile e collegio femminile e casette per gli indigeni. Dopo tre anni di progresso, un disastroso incendio ridusse tutto in fumo e cenere, ma monsignor Fagnano, pieno di fede, ricostruì tutto meglio di prima. Nel 1911 finivano i vent’anni di concessione dati dal Governo per l’isola Dawson e la Missione dovette essere abbandonata, con grande dolore di Monsignore. Altri dolori e contrattempi si aggiunsero negli anni seguenti, sicché egli, ammalato gravemente, fu trasportato all’ospedale di Santiago del Cile. Quivi, il missionario instancabile, il pioniere della fede, l’apostolo dei Fueghini, finiva la sua santa ed eroica vita.

Bibliografia

— L. Migone, Un héroe de la Patagonia, Buenos Aires, Tip. Salesiana, 1935, pp. 276.
— R. Entraigas, Mons. Fagnano, Rosario, Apis, 1945, pp. 606.

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