Strumenti Utente

Strumenti Sito


hlond_em._augusto_cardinale

# HLOND Em. Augusto, cardinale

nato a Brzeckowice (Polonia) il 5 luglio 1881; prof. a Foglizzo il 3 ott. 1897; sac. a Cracovia il 23 sett. 1905; amm. ap. il 7 nov. 1922; cons. il 3 genn. 1926; prom. il 24 giugno 1926; card, il 20 giugno 1927; + a Varsavia il 20 ott. 1948.

A 12 anni, attratto dalla fama di don Bosco, seguì in Italia il primogenito Ignazio per consacrarsi al Signore nella Società Salesiana, e vi attirò presto altri due fratelli. Lo accolse il collegio di Lombriasco per gli studi ginnasiali. Ammesso quindi al noviziato, ricevette l'abito talare dal ven. don Michele Rua nell'istituto di Foglizzo Canavese (1896). Fatta la professione religiosa, i superiori lo destinarono a Roma all'Università Gregoriana per il corso di filosofia che coronò con la laurea. E intanto gli affidarono la redazione del *Bollettino Salesiano* polacco, che vide la luce nel 1898. Da Roma tornò in Polonia a far le prime prove di apostolato salesiano nel collegio di Oswiecim. La sua fedeltà al sistema educativo di don Bosco, il suo impegno nell'assistenza e nella scuola, la sua dedizione ai giovani e l'amabilità del suo tratto gli acquistarono grande ascendente. Si affermò subito anche per il talento musicale che fin dalle prime composizioni rivelò in lui, come in altri suoi fratelli, genio e ispirazione. Compiuti gli studi di teologia, mentre pur frequentava le università di Cracovia e di Leopoli per la facoltà di lettiere (1905) ebbe l'ordinazione sacerdotale conferitagli in Cracovia da S. Ecc. monsignor Nowak.

Nel 1907 fu preposto alla direzione della nuova casa di Przemysl (1907-09), donde passò alla direzione della casa di Vienna (1909-19). Qui il suo valore e la sua abilità personale ebbero un campo anche più vasto per le particolari difficoltà in cui si trovava l'istituto. Don Augusto, con la sua virtù e col suo tatto, riuscì in breve non solo a sistemare la situazione economica, ma anche a suscitare una fioritura di opere giovanili da attirare l'ammirazione di ogni ceto di persone. La cura dei poveri, degli operai, dei figli del popolo gli attirava l'affetto delle classi più umili. Carissimo ai vescovi e ai nunzi apostolici, godeva la stima delle autorità e della stessa famiglia imperiale. Nel 1919 lo sviluppo dell'ispettoria Austro-Ungarica consigliò una divisione proporzionata al numero delle case, e i superiori nominarono don Hlond ispettore, affidandogli la cura dei confratelli tedeschi e ungheresi con sede a Vienna (1919-22). In due anni, il giovane ispettore dotò l'ispettoria di una decina di nuove fondazioni, e le intonò al più genuino spirito salesiano, suscitando tante vocazioni.

Era nel pieno fervore della sua attività salesiana, quando, nel 1922, dovendo la Santa Sede provvedere alla sistemazione religiosa della Slesia Polacca, ancor sanguinante per le lotte politiche e nazionali, il Santo Padre Pio XI affidò a lui la delicatissima missione, nominandolo Amministratore Apostolico. Mons. Hlond con la sua carità, con la sua rettitudine e il suo spirito di sacrificio, seppe, in tre anni, comporre le cose con soddisfazione dei Polacchi e dei Tedeschi, sicché la Santa Sede poté creare nel 1925 la nuova diocesi di Katowice. Eletto vescovo, fu consacrato dall'arcivescovo di Varsavia, card. Kakowski, alla presenza di dieci tra arcivescovi e vescovi, e delle autorità politiche, civili e militari. Fu una gioia di tutta la diocesi, perché mons. Hlond, durante i tre anni di amministrazione, aveva visitato tutte le parrocchie, impartendo la cresima in paesi dove non era più stata amministrata da 20 e fin da 25 anni; aveva aperto il seminario riempiendolo di ottime vocazioni, aveva organizzato l'Azione Cattolica e tutto preparato per la costruzione della cattedrale, dell'episcopio, di un seminario adeguato, della curia e degli altri edifici necessari.

Ma il 24 maggio dello stesso anno 1926, il Santo Padre Pio XI lo promoveva alle sedi arcivescovili di Gnesna e Posnania e lo faceva Primate di Polonia. L'anno seguente, il 20 maggio, lo creava Cardinale e gli assegnava il titolo di Santa Maria della Pace. Confortava così la Società Salesiana della scomparsa dell'Em.mo card. Cagliero e conferiva al nuovo Primate il prestigio adeguato. Nei 21 anni di cardinalato, oltre l'ordinario ministero pastorale nelle due archidiocesi, egli, come Primate, fu impegnato in tutta la vita dell'eroica nazione in un periodo estremamente difficile. Patriota leale e sensibile a tutte le sofferenze che condivideva col suo popolo, ebbe dalla Santa Sede anche la cura dei Polacchi della diaspora, dispersi nelle varie parti del mondo. E per riuscire a prestar loro tutta l'assistenza spirituale necessaria, pressato dal Santo Padre Pio XI, fondò una Congregazione apposita, detta di “Gesù profugo ”, alla quale si associarono ben presto numerosi sacerdoti pronti a sacrificarsi tra i fratelli esuli o emigrati per prestar loro il sacro ministero.

Purtroppo la seconda guerra mondiale sconcertò il provvido ministero. Anzi, all'invasione della Polonia, il Cardinale fu una delle prime vittime designate dal nazismo, che in lui trovò il più intrepido e autorevole difensore dei diritti della persona umana, della libertà della Patria e della Chiesa di fronte alle aberrazioni razziste. Cominciò allora il suo calvario che lo costrinse all'esilio fino alla fine della guerra. Perseguitato dagli aerei di tappa in tappa, dovette finire per seguire il Corpo Diplomatico e varcare le frontiere. Sostò dapprima a Roma, accolto con affetto dal Santo Padre Pio XII, e vi iniziò una coraggiosa difesa della sua Patria, che intensificò in Francia, quando riparò a Lourdes. Là potenziò l'organizzazione di resistenza e di soccorso ai profughi. Il Cardinale accettò l'ospitalità nella celebre Abbazia di Altacomba. Nel silenzio e nella preghiera egli seguiva le angosciose vicende delle stragi dell'Europa, quando un triste giorno la polizia nazista violò il sacro recinto e deportò il Cardinale a Parigi per forzarlo alla formazione di un governo polacco ligio ai nazisti. Il Cardinale, con tutta la fierezza del suo amor di patria, si rifiutò recisamente. Allora i nazisti lo internarono dapprima in Lorena, poi in Westfalia. Finalmente le truppe alleate, con un'avanzata di sorpresa, riuscirono a liberarlo. Raggiunse allora Parigi, poi Roma, fra le più festose accoglienze.

Dopo un'udienza del Santo Padre ritornò in Polonia, ove, ritenendo la sede primaziale di Gnesna, venne nominato arcivescovo di Varsavia. Sventuratamente, anche in Polonia, la gioia della liberazione fu troppo presto funestata dalle violenze estremiste e dalla pressione sovietica che portò persino alla rottura del Concordato. Tuttavia il Cardinale, forte della sua fede e fiero del suo patriottismo, come aveva difeso il suo popolo dagli orrori del nazismo, così con vigorose pastorali continuò a difenderlo dall'ateismo bolscevico, prodigandosi nella tutela degli oppressi, nella soluzione delle questioni sociali, nel conforto e nell'aiuto dei senza pane e senza tetto. La Santa Sede gli affidò pure la sistemazione religiosa della zona germanica ceduta alla Polonia in compenso dei territori assorbiti dalla Russia. Compito colossale, che egli assolse con finissimo tatto e con prontezza, costituendo cinque grandi amministrazioni apostoliche e nominandovi a nome della Santa Sede i rispettivi titolari.

La divina Provvidenza lo scampò da più di un attentato, riservandogli il transito dei grandi patriarchi. I funerali furono un'apoteosi. Per la prima volta nella storia della Polonia, la tumulazione venne fatta nella stessa cattedrale, essendo egli il primo Primate di Varsavia. Però il suo cuore è conservato nella cattedrale di Gnesna, ove riposano gli altri primati suoi predecessori.

Opera

*Na Strazi Sumienia Narodu* (scritti vari), Ramsey (USA), Tip. Don Bosco, 1951, pp. 326.

hlond_em._augusto_cardinale.txt · Ultima modifica: 2024/02/06 17:07 da 127.0.0.1