# LAZZERO sac. Giuseppe, consigliere generale
nato a Pino Torinese (Italia) il 10 maggio 1837; prof. a Torino il 15 maggio 1862; sac. a Torino il 10 giugno 1865; + a Mathi il 7 marzo 1910.
Giuseppe Lazzero aveva già 20 anni, allorché nel 1857, seguendo l'esempio del suo compaesano Ghivarello, venne da Pino Torinese all'Oratorio, portato dal desiderio di diventare prete. Don Bosco, trovata in lui buona stoffa, gli fece accelerare gli studi ginnasiali e lo vestì chierico due anni dopo. Lazzero non volle più staccarsi dal fianco del suo benefattore. Partecipò il 18 dicembre 1859 all'adunanza di adesione alla Società, legandosi poi ad essa con i voti triennali nel 1862. Fu ordinato sacerdote nel 1865 e finì di vincolarsi alla Società con i voti perpetui nel 1870. Don Bosco nel 1874, dovendo nominare un consigliere in luogo del defunto don Provera, scelse don Lazzero. Durò in carica fino al 1898, continuando a occuparsi, come aveva fatto fin da chierico, specialmente del ramo professionale. Anzi egli fu il primo a portare il titolo di Consigliere Professionale, conforme a una dichiarazione del terzo Capitolo Generale (1833). Don Bosco nel 1877 diede a don Lazzero due missioni di fiducia. La prima fu di rappresentare a Roma con don Giulio Barberis, maestro dei novizi, la Congregazione nei festeggiamenti per il giubileo episcopale di Pio IX; la seconda missione era più delicata: l'opera di riforma dell'Istituto Religioso dei Concertini, che Pio IX voleva affidare a don Bosco. Nel 1885 don Lazzero, liberato dalla direzione dell'Oratorio, ebbe lo speciale incarico di tenere la corrispondenza con i missionari, che per il moltiplicarsi delle opere nelle due Americhe era diventata un'impresa impegnativa. Il tempo della sua operosità ebbe termine nel 1897, nel quale anno il santo uomo, logoro dalle fatiche, fu assalito da una terribile malattia divenuta cronica. Si appartò nella tranquillità di Mathi, a poca distanza da Torino. Ivi per tredici armi esercitò eroicamente la pazienza e la conformità alla volontà di Dio, facendo tutto il bene che poteva, massime col dare buoni consigli a quanti gli scrivevano o andavano a visitarlo e a confidargli le loro pene. Non comparve più all'ottavo Capitolo Generale (1898). Durante il nono (1904), essendosi recato a Valsalice per pregare sulla tomba di don Bosco, mentre i capitolari stavano radunati, uno dei segretari, saputo della sua presenza in casa, propose che a titolo d'onore fosse invitato ad assistere alla seduta. Al suo ingresso accadde una dimostrazione indescrivibile. Don Rua lo fece sedere accanto a sé tra il rinnovato applauso generale. Al termine della seduta egli invitò l'assemblea a salutarlo con l'acclamazione: Viva don Lazzero, decano del Consiglio Superiore! Il suo calvario ebbe termine nella casa di Mathi il 7 marzo 1910.
Bibliografìa
E. [Ceria,]{.smallcaps} *Profili di Capitolari salesiani,* Colle Don Bosco, LDC, 1951, pp. 499.
E. C.