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# DE AGOSTINI sac. Alberto, missionario, esploratore

nato a Pollone (Vercelli-Italia) il 2 nov. 1883; prof. a Foglizzo il 27 sett. 1902; sac. a Foglizzo il 18 sett. 1909; + a Torino il 25 dic. 1960.

Onorò la Chiesa come religioso e scienziato, grazie alle numerose ricerche e realizzazioni culturali in cui incarnò sempre un intenso spirito cristiano e apostolico. Per don Alberto De Agostini era logico fondere insieme Scienza e Fede, farsene missionario, tradurle in affermazioni di pionierismo e di conquista. In gioventù aveva carezzato l'idea di esplorazioni in Africa, in Asia, in Australia. Un suggerimento del fratello, il celebre cartografo Giovanni che andava allora preparando alcune documentazioni sull'America australe, e soprattutto la predilezione di don Bosco per le Missioni appena fondate in quei luoghi, io volsero alle terre magellaniche, dove si incunea l'ultimo lembo della cordigliera andina.

Tempra tenace, ebbe, come si dice, la montagna nel sangue e quel senso vivo dell'avventura che gli rendeva irresistibile il fascino dell'ignoto. Nello stesso tempo fu dotato di un vivissimo spirito di osservazione e di intuizione. Elesse come patria quelle terre selvatiche quando raramente un civile vi avrebbe rivolto attenzione. E quella ricerca lo appassionò fino all'entusiasmo. Amò a tal punto le terre fueghine, da descriverle con calda poesia e accenti infuocati, quali noi troviamo nelle numerose opere pubblicate lungo un cinquantennio di lavoro. Spettano a lui gran parte delle scoperte tra i paralleli 47° e 52°, soprattutto nelle aree ghiacciate a sud del 49°, dove è sua la nomenclatura che rievoca gigantesche figure della nostra civiltà. Importanti osservazioni e indicazioni scientifiche raccolse pure in merito all'Arcipelago Fueghino, situato tra i paralleli 52° e 56°. Nel periodo tra il 1910 e il 1920, don De Agostini iniziò un delicato lavoro di preparazione, prendendo contatto con le incipienti popolazioni coloniche e con gli indigeni che le vessazioni degli *estancieros* e la diffusione dei liquori avevano condannato inesorabilmente all'estinzione. Operò con la penna e con la cinepresa, come attestano interessanti documentazioni filmate. Ma fin da allora integrò con finalità di civilizzazione e di cristianizzazione le importanti ricerche scientifiche.

In un secondo periodo che giunge sino al 1946, don De Agostini intraprese l'esplorazione di vari gruppi di catene andine, tra il 47° e il 52° parallelo. Ne ricavò un primo schema orografico. Un'idea approssimativa dell'impresa si può fare chi percorra mentalmente la regione compresa tra il lago San Martin e le propaggini meridionali del lago Argentino, attraverso i monti Milanesio, Vespignani, Pio IX, Cagliero, Moreno, Marconi, il vasto altopiano Italia, quindi monti come il Torino, il Roma, il Don Bosco. Migliaia di chilometri, affrontati su un suolo vergine e impervio, tra le più aspre difficoltà climatiche e con esiguità spaventosa di mezzi. La precisione di ogni singolo dato geografico doveva essere raggiunta attraverso un appostamento di giorni, di mesi, qualche volta di anni. L'ultimo periodo doveva impegnare l'esploratore in un esame scientifico del sottosuolo magellanico. Ma è rimasto incompiuto. Erano studi destinati a contribuire decisamente sugli sviluppi della locale civiltà, che già don Bosco aveva divinato petrolifera, industriale, avviata a un fiorente avvenire. Don De Agostini ebbe appena il tempo di vedere le prime trivellazioni, i primi oleodotti, i primi impianti industriali. Ormai la sua opera era compiuta e alla passione del pioniere subentravano i mezzi moderni di ricerca e di sfruttamento.

Lo scienziato, che delle visioni profetiche di don Bosco aveva fatto premessa per una verifica scientifica, chiuse i suoi giorni a Torino, nella stessa casa del Santo. Il suo nome è stato dato, oltre che a uno dei più bei fiordi patagonici, alla vetta centrale del Paine: quasi simbolo di profondità e di altezza. Ma è segnato in orme indelebili su ogni metro quadrato di terra percorsa: “In quattro mesi — si legge nel diario — ho percorso 2150 km., amministrato 579 battesimi, 545 cresime, regolarizzato 15 matrimoni\…”. Che cosa diventerebbero queste cifre, moltiplicate per 50 anni? Forse sarebbero quelle dei più grandi apostoli antichi. Don De Agostini fu un pioniere, che non andò soltanto in cerca di vette materiali.

Opere

*— I miei viaggi nella Terra del Fuoco,* Torino, SEI, 1924-34.

*— El cerro Lanin y sus alrededores,* Buenos Aires, Tip. Salesiana, 1941.

*— Andes Patagónicos,* Buenos Aires, Tip. Salesiana, 1941.

*— Paisajes Magellánicos,* Punta Arenas, Tip. Salesiana, 1946.

*— Guia turística de los lagos australes argentinos y Tierra del Fuego,* Buenos Aires, Tip, Salesiana, 1946.

*— Ande Patagoniche,* Milano, Italgeo, 1949.

*— Nabuel Huapi,* Milano, Italgeo, 1949.

*— Trent\'anni nella Terra del Fuoco,* Torino, SEI, 1955.

*— Sfingi di ghiaccio,* Torino, SEI, 1959.

*— Magallanes y Canales Fueguinos,* Punta Arenas, Tip. Salesiana, 1960.

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