# VENDRAME sac. Costantino, missionario
nato a San Martino di Colle Umberto (Treviso-Italia) il 27 agosto 1893; prof. a Ivrea il 29 sett. 1914; sac. a Milano il 15 marzo 1924; + a Dibrugarh (India) il 30 genn. 1957.
Alla morte del fratello maggiore, alunno del seminario di Vittorio Veneto, Costantino sentì nascere in cuore il desiderio di essere sacerdote e prese il posto del defunto fratello in seminario. Allievo di seconda liceo, nel 1912 s'incontrò a Mogliano Veneto col salesiano don Antonio Dones, già alunno di don Bosco nell'Oratorio di Valdocco: in quel giorno si decise la sua vocazione salesiana e missionaria. Fece il noviziato a Ivrea, dove nel 1914 emise i voti religiosi; indi fu inviato nell'oratorio salesiano di Chioggia. Pochi mesi dopo fu chiamato alle armi e durante tutta la guerra 1915-18 rimase al fronte. In quel periodo scriveva al Rettor Maggiore: “Non so che cosa mi riservi l'avvenire\… Che se il Signore volesse da me anche il sacrificio della mia vita, mi sento pronto fin d'ora a offrirla per la cara Congregazione e per i giovani che svisceratamente amo”. Nel 1919 tornò a Chioggia, ove iniziò lo studio della teologia. Il 1923-24 lo passò all'istituto Sant'Agostino di Milano, e là veniva consacrato sacerdote.
Ma l'ultima mèta delle sue aspirazioni era fare il missionario, convertire gl'infedeli. Il 23 dicembre 1924 è già a Shillong nell'Assam (India), terra dei suoi sogni. Vi passerà gli altri 32 anni della sua vita. Mons. Mathias, poi arcivescovo di Madras, era il superiore e il condottiero di quel manipolo di salesiani. Don Vendrame ebbe gran parte nel mirabile fiorire di vita cristiana di quella missione. Fatto parroco di Shillong, non si accontentò, benché solo, di attendere al centro cittadino, ma si spinse nei villaggi periferici, ovunque vi fosse un raggruppamento di indigeni. Difficoltà di ogni genere furono da lui superate col suo travolgente entusiasmo, con la sua sete di anime, con la sua straordinaria resistenza alle fatiche. Puntò sui ragazzi e sull'oratorio, secondo lo spirito di don Bosco. In dieci anni (1924-34) portò i battesimi da una media annuale di 128 a 951, le comunità cattoliche da 8 a 113, e i cattolici da 1408 a 7243. Fu direttore a Shillong (1934-39) e poi a Jowai (1939-42). La seconda guerra mondiale lo internò per 4 lunghi anni in campo di concentramento prima a Deoli e poi a Dehra Dun con altri 150 confratelli. Finita la guerra, passò 6 anni a Wandiwash, e nel 1951 tornò a Shillong, dove rimase fino alla morte. Anche qui lavorò quasi sempre da solo, ma il suo apostolato e sacrificio non avevano nulla da invidiare a quello dei grandi missionari. Alla sua morte i cristiani e anche gli indù che erano stati conquistati dalla sua carità, piansero “il padre dei poveri ”.