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# FASCIE sac. Bartolomeo, direttore generale delle scuole salesiane

nato a Verezzi (Savona-Italia) il 20 ott. 1861; prof. perp. a Torino-Valsalice il 13 sett. 1890; sac. a Padova il 19 dic. 1891; + a Torino il 31 genn. 1937.

Cadde sulla breccia, si può dire, stroncato da un infarto, subito dopo un discorso nella basilica di Maria Ausiliatrice, nel giorno della celebrazione liturgica di san Giovanni Bosco.

Studente del liceo salesiano di Alassio fin dal 1876 e vivendo ospite di don Bosco nell'Oratorio di Valdocco durante gli studi universitari a Torino, sentì il fascino del Santo e della vita salesiana. Conseguita la laurea in lettere e filosofia (1883), con piena aderenza, differì per ragioni di famiglia l'entrata in religione, ma visse insegnando lettere nel liceo salesiano di Alassio, finché, dopo la morte del Santo, ricevette l'abito talare dal ven. don Rua e fece la professione perpetua l'anno dopo (1890). La sana e solida cultura, la maturità di spirito, la pietà soda e convinta, la generosità nel sacrificio, accelerarono il giorno della sua ordinazione sacerdotale. Alassio, Este, Ascona in Svizzera, furono i campi del suo primo apostolato di salesiano, e l'additarono per la direzione dell'istituto pareggiato di Bronte in Sicilia (1897-1910), mentre già la fiducia dei superiori lo aveva eletto a ispettore delle case di Sicilia (1907-13). Con questo stesso ufficio passò in seguito a Sampierdarena, come ispettore delle case di Liguria, Toscana ed Emilia (1913-20). Infine, fattosi vacante nel 1919 la carica di Consigliere Scolastico nel Consiglio Superiore, don Albera ve lo chiamò per la direzione generale degli studi e della stampa salesiana: carica confermatagli nei Capitoli Generali susseguenti.

Formato primamente alla scuola e alle tradizioni del Santo dall'indimenticabile don Cerruti, vissuto in età di piena conoscenza e a mente dischiusa accanto al Santo stesso, egli ne aveva compreso e fatto suo squisitamente il più genuino spirito, soprattutto nell'ambito religioso e pedagogico, e se le sue cariche gli diedero mezzo di esserne il geloso tutore, i suoi studi, la sua profonda comprensione e l'aderenza totale del suo pensiero ne fecero l'interprete fedele. La sua missione, il suo lavoro nella Società Salesiana fu quello di sviscerare, illustrare, interpretare lo spirito del santo Fondatore. Don Fascie non scrisse molto rispetto alla sua cultura e alla sua capacità: ma, tra quel che di lui rimane, sta quel piccolo libro *Del Metodo educativo di Don Bosco,* che, adottato da tutte le Scuole Magistrali d'Italia, vi recò il verbo del Sistema preventivo, ed è citato da tutti gli scrittori e studiosi di pedagogia come un documento fondamentale. La sua parola chiara, precisa, profonda, recò dappertutto, nei congressi, nelle adunanze d'insegnanti, tra i dotti della scienza e tra i più modesti lavoratori della scuola, tra i Salesiani giovani e maturi e tra gli uomini del mondo, il pensiero di don Bosco fatto suo.

Opere

*— Nei prati di Valdocco* (dramma), Catania, Tip. Salesiana, 1905, pp. 31.

*— Del Metodo educativo di Don Bosco,* Torino, SEI, 1927, pp. 114.

*— La Discepola* (Comm. di Madre M. D. Mazzarello), Nizza Moni., Tip. FMA, 1936, pp. 16.

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