# SAVIO, San Domenico, allievo di don Bosco, aspirante salesiano
nato a Riva di Chieri (Torino-Italia) il 2 aprile 1842; + a Mondonio il 9 marzo 1857. Processo dioc. 1908; Introduzione causa 1914; Venerabile il 9 luglio 1933; Beato il 5 marzo 1950; Santo il 12 giugno 1954.
Patrono dei *Pueri Cantores* (8 giugno 1956) e dei chierichetti (Sinodo Romano del 1960). Le reliquie si venerano nella basilica di Maria Ausiliatrice (Torino). L'iconografia lo presenta accanto al suo Maestro san Giovanni Bosco, oppure davanti alla statua dell'Immacolata nell'atto di consacrarsi a Lei, o nell'atto d'impedire una rissa violenta tra due compagni brandendo il crocifisso, o mostrando con dolce sguardo il suo programma “*La morte ma non peccati ”,* o con lo sguardo rivolto in alto, quasi a invitare i suoi coetanei a sollevare verso il cielo pensieri e aspirazioni.
Nacque da Carlo Savio e Brigida Agagliate, secondogenito di 10 figli. Frequentò le scuole elementari, prima a Castelnuovo d'Asti, poi a Mondonio, dove si era trasferita la famiglia. L'8 aprile 1849, giorno di Pasqua, fu ammesso alla Prima Comunione. In quella circostanza egli scrisse alcuni ricordi che conservò poi sempre gelosamente in un libro di devozione e che spesso rileggeva: “1. *Mi confesserò molto sovente e farò la Comunione tutte le volte che il confessore mi darà licenza.* 2. *Voglio santificare i giorni festivi.* 3. *I miei amici saranno Gesù e Maria.* 4. *La morte ma non peccati*”. Questi ricordi furono come la guida delle sue azioni sino alla fine della vita. Il suo maestro di II elementare, don Allora, così ne scrive a don Bosco: “Egli era di una complessione alquanto debole e gracile, di aspetto grave misto con un non so che di grave e di piacevole. Era d'indole mitissima e dolcissima, di un umore sempre uguale. Aveva costantemente tale contegno nella scuola e fuori, in chiesa e ovunque, che quando l'occhio, il pensiero o il parlare del maestro volgevasi a lui, vi lasciava la più bella e gioconda impressione”. Quando don Cugliero, parroco di Mondonio, andò a Torino per parlare a don Bosco del suo giovane parrocchiano, così si espresse: “Qui in casa sua può avere giovani uguali, ma difficilmente avrà chi lo superi in talento e virtù. Ne faccia la prova e troverà un san Luigi ”.
L'incontro del Savio con don Bosco ebbe luogo ai Becchi, presso la casa natia del santo Educatore, il 2 ottobre 1854, e il 29 dello stesso mese entrava nell'Oratorio di Valdocco in Torino. Trovandosi qui come convittore, fu messo da don Bosco alla scuola del prof. Bonzanino, distinto maestro di Grammatica (come si chiamava allora la scuola media) e poi del professor don Picco per l'Umanità e Rettorica (odierno ginnasio). Quando poi don Bosco istituì tali scuole nel suo Oratorio, ebbe per insegnante il salesiano don Francesia. Furono suoi compagni i primi collaboratori di don Bosco: don Rua, don Cerruti, don Cagliero, ecc. In occasione della proclamazione del dogma dell'Immacolata (8 dicembre 1854) don Bosco attesta: “La sera di quel giorno, compiute le sacre funzioni in chiesa, col consiglio del confessore, Domenico andò davanti all'altare di Maria, rinnovò le promesse fatte nella Prima Comunione, di poi disse più e più volte queste precise parole: “Maria, vi dono il mio cuore: fate che sia sempre vostro! Gesù e Maria, siate voi sempre gli amici miei! Ma, per pietà, fatemi morire piuttosto che m'accada la disgrazia di commettere un solo peccato”. Presa così Maria per sostegno della sua divozione, la morale di lui condotta apparve così edificante e congiunta a tali atti di virtù che ho cominciato fin d'allora a notarli per non dimenticarmene”. Nella primavera del 1855, intesa una predica di don Bosco sulla santità, non ebbe più pace, e andava ripetendo che doveva farsi santo e presto santo, altrimenti gliene sarebbe mancato il tempo. Da quell'epoca fino alla morte fu quindi esemplare in tutto, e si notò in lui una pietà straordinaria, unita a una serena allegria, a uno zelo ardente per la salvezza dei compagni e anche a doni carismatici straordinari. L'8 giugno 1856, nove mesi prima di morire, fondò la Compagnia dell'Immacolata, di cui scrisse il regolamento, che è testimonianza di un'alta spiritualità in un giovanetto di soli 14 anni. Morì a Mondonio esclamando con lo sguardo rivolto in alto: “Oh, che bella cosa io vedo! ”.
Don Bosco ne scrisse subito la vita, che uscì nelle *Letture Cattoliche* del 1859, ed ebbe una decina di edizioni fino al 1908, anno dell'apertura del processo diocesano. Domenico comparve al suo santo Maestro a Lanzo (Torino) nella notte del 6 dicembre 1876 a capo di una lunga schiera di giovani eletti e gli parlò a lungo di cose molto importanti, svelandogli anche avvenimenti futuri. Alla fine del 1914 la salma fu trasportata dal cimitero di Mondonio nella basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, dove si venera sull'altare a lui dedicato.
La sua devozione si è ormai diffusa in tutto il mondo, anche per essere il più giovane dei santi confessori della fede, non martiri. Egli è pure particolarmente invocato dalle mamme per aver egli con la sua preghiera e con uno speciale abitino salvato la mamma sua in occasione di un parto pericoloso, il 12 settembre 1856, accorrendo da Torino al suo capezzale senza alcun preavviso. In questi ultimi anni ha preso grande sviluppo l'associazione “*Amici di Domenico Savio”* sorta negli Stati Uniti *(Savio Clubs)* nel 1950 e che conta già 200.000 aggregati in varie nazioni. Il *Bollettino Salesiano* pubblica mensilmente le numerose e straordinarie grazie ottenute per la sua intercessione presso Dio.
San Domenico Savio è il miglior frutto della pedagogia di don Bosco, da lui teorizzata nel *Metodo preventivo nell'educazione della gioventù.* Benché qualificata “santità giovanile ”, la sua fu matura e piena. Infatti Pio XI lo disse “un piccolo, anzi grande gigante della santità”. Ciò emerge anche dai processi canonici, essendosi appunto i consultori posto il quesito: se in adolescente si potesse dare virtù eroica, e avendolo risolto affermativamente di fronte alla prova dei fatti. Essa è caratterizzata da una filiale devozione e consacrazione a Maria SS. Immacolata, avendo partecipato con entusiasmo al movimento che portò alla definizione del dogma dell'Immacolata Concezione, e istituito in suo onore, tra i compagni dell'Oratorio di Valdocco, la “Compagnia dell'Immacolata” con lo scopo di zelarne la devozione, coltivare nei giovani studenti la vocazione sacerdotale e collaborare coi superiori a migliorare i compagni discoli. Non gli mancarono doni carismatici: conoscenze infuse e orazione di unione, predizione di avvenimenti futuri, estasi e visioni: celebre quella del Papa Pio IX agitante una fiaccola tra le nebbie dell'Inghilterra, presagio delle numerose conversioni avvenute poi. Egli alza di fronte alla gioventù moderna il suo eroico vessillo su cui è scritto: “*La morte ma non peccati ”.*