# MARENCO mons. Giovanni, vescovo
nato a Ovada (Torino-Italia) il 27 aprile 1853; prof. a Lanzo il 18 sett. 1874; sac. a Possano il 18 dic. 1875; el. vesc. il 29 aprile 1909; cons, il 16 maggio 1909; el. Internunzio il 2 febbr. 1917; + a Torino il 22 ott. 1921.
A vent'anni, già chierico studente del terzo anno di teologia, si presentò a don Bosco perché lo accogliesse tra i suoi. Il Santo, ammirandone il franco e schietto carattere, pieno di amabilità, l'accettò senz'indugio, avendo subito intuito in lui la stoffa di un buon salesiano. Difatti, dopo soli cinque anni, don Giovanni Marenco era inviato a fondare un nuovo istituto a Lucca. Lo splendido saggio che il giovane sacerdote diede di sé, consigliò don Bosco a richiamarlo a Torino per affidargli la nuova chiesa di San Giovanni Evangelista (1882-87). Chi ebbe a giovarsi maggiormente dell'opera di don Marenco, fu il successore di don Bosco, don Rua. Questi fin dal febbraio 1888 lo inviò direttore dell'ospizio San Vincenzo de' Paoli in Sampierdarena (1888-90) e poco dopo lo nominò ispettore delle case salesiane della Liguria e della Toscana. Nel 1892 lo richiamò accanto a sé come Vicario Generale per l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e finalmente nel 1899 lo volle a Roma quale Procuratore Generale della Pia Società presso la Santa Sede (18991909). Don Marenco aveva conseguito la laurea in teologia a Roma (1889) e l'anno dopo anche la laurea in diritto canonico.
L'opera svolta da don Marenco in tali uffici fu meravigliosa. Attivo sempre e fermo di carattere, egli aveva un intuito finissimo dei cuori e una visione realistica delle cose e degli avvenimenti. Non fece perciò meraviglia se queste doti preclare, che spiccarono maggiormente nel tempo che fu procuratore generale in Roma, determinarono la sua promozione all'episcopato (1909). Il suo programma, come vescovo di Massa Carrara, lo espresse nelle tesi che svolse nella prima lettera pastorale: “Ritornare a Cristo”. E lavorò sempre per questo ritorno a Cristo di tutte le classi della società, specialmente delle più umili, facendosi amare anche dagli avversari, avvinti e trascinati dalla sua affabilità e pazienza. Amava di preferenza i fanciulli e i giovani operai.
Nel 1917, il Santo Padre Benedetto XV lo promoveva alla sede arcivescovile di Edessa, e lo nominava Internunzio Apostolico presso le repubbliche del Centro-America. Il 19 aprile di quell'anno arrivò a Porto Limón, in Costarica, ed entrò trionfalmente a San José. Si mise al lavoro, con brio giovanile, assecondato da tutti, autorità, clero e popolo. In quattro anni poté stabilire la gerarchia ecclesiastica nella repubblica di Costarica, con l'erezione di un'archidiocesi, di una diocesi e di un vicariato apostolico; ripristinò le relazioni diplomatiche con la Santa Sede e le repubbliche di E1 Salvador e Honduras; e fece rifiorire la disciplina ecclesiastica, fondando due seminari centrali negli Stati di Nicaragua e di E1 Salvador, senza perdere di vista il Guatemala. Colpito da una grave malattia, partì per l'Oratorio di Torino per ristabilirsi. Moriva con serenità, dopo qualche mese.