# MILANESIO sac. Domenico, missionario
nato a Settimo Torinese (Italia) il 18 agosto 1843; prof. a Trofarello il 23 sett. 1869; sac. ad Albenga il 20 dic. 1873; + a Bernal (Argentina) il 19 nov. 1922.
Nel 1866, a 23 anni, Domenico si presentò a don Bosco per chiedergli consiglio sul suo avvenire. Bastarono poche parole perché il Santo comprendesse la semplicità e la purezza di costumi del giovane Domenico Milanesio. Lo accettò tra i Figli di Maria, opera da lui istituita per provvedere alle vocazioni tardive. Vestito l’abito chiericale, in pochi anni compì con grande impegno i suoi studi per il sacerdozio. Nel 1877 don Milanesio fu scelto a far parte della terza spedizione missionaria salesiana in Argentina. Primo campo di apostolato fu l’oratorio San Giovanni Evangelista a La Boca. Nel 1880 fu trasferito a Viedma in Patagonia e iniziava così in pieno la sua vita missionaria. La parrocchia di Viedma in quel tempo abbracciava un territorio di 800.000 Kmq., cioè la Patagonia, dal Rio Negro all’estremo sud della Repubblica, abitata quasi esclusivamente da Araucani, Paragoni, Pampas, Tehuelches. Incominciò subito le lunghe ed estenuanti escursioni a cavallo, in “galera “, a piedi, incontrando pericoli di ogni genere: attentati, cadute, assalti, fame, sete, caldo, freddo. Percorse in lungo e in largo tutta l’immensa Patagonia, arida e desertica, penetrò negli accampamenti degli Indi, nelle capanne dei cacichi, per catechizzare, battezzare, istruire, medicare, giudicare, pacificare, acquistandosi la fiducia di tutti con la sua grande bontà e carità. Quando nel 1883 il grande cacico Manuel Namuncurà decise di arrendersi al Governo argentino, volle come intermediario don Milanesio, sicuro di non essere tradito, ma di essere sostenuto nelle sue richieste. Namuncurà non si pentì mai di questa scelta, e don Milanesio gli fu sempre consigliere fidato. Il 24 dicembre 1888 don Milanesio battezzava suo figlio Zeffirino, colui che costituisce la vera gloria di quella tribù, perché di lui è introdotta la causa di beatificazione e canonizzazione. Da una statistica missionaria si ricava che don Milanesio nella sua vita di missione ha attraversato ben 50 volte le Ande che dividono l’Argentina dal Cile, a cavallo, per sentieri scabrosi, ripidi, fiancheggiati da precipizi e da cime altissime, percorrendo un totale di 30.000 chilometri, che sommati con altri 50.000 percorsi a cavallo nei suoi interminabili viaggi nel vastissimo territorio patagónico tra Chos Malal, Junin, Roca, Viedma, Bahìa Blanca, ChoeleChoel, ecc., fanno 80.000 chilometri, pari alla latitudine di due meridiani terrestri. Durante questi viaggi apostolici amministrò oltre 12.000 battesimi, ascoltò innumeri confessioni, regolarizzò moltissimi matrimoni, dettò missioni, esercitò ogni sorta di ministero. Don Milanesio morì a Bernal (Argentina) come un patriarca: giustamente fu chiamato il Padre degli Indi.
Opere
— La Patagonia. Lingua, industria, costumi e religione dei Patagoni, San Benigno Can., Tip. Salesiana, 1892, pp. 56.
— Raccolta di vedute delle missioni salesiane in Patagonia, Torino, Tip. Salesiana, 1904, pp. 48.
— Datos biográficos y excursiones apostólicas del Rdo. D. Domingo Milanesio, San Benigno Can., Tip. Salesiana, 1928, pp. 276.
— Molte lettere con notizie missionarie pubblicate nel Bollettino Salesiano (1882-1893).
Bibliografia
R. Fierro, P. Domingo Milanesio, San Benigno Can., Tip. Salesiana, 1928, pp. 273.