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# SALA sac. Antonio, economo generale

nato a Olgiate Molgara (Como-Italia) il 28 genn. 1836; prof. a Torino il 29 dic. 1865; sac. nel 1869; + a Torino il 21 maggio 1895.

La Provvidenza ne fece dono a don Bosco nel 1863, quando aveva già 27 anni. Dirigeva una filanda di seta della sua famiglia, ma il suo cuore aspirava a qualcosa di meglio. Finalmente il suo buon parroco lo consegnò a don Bosco, presentandoglielo quale modello di cristiano e come desideroso di maggior perfezione. Il Sala mise subito il suo cuore nell'Oratorio. Il 1864 don Bosco a motivo della diserzione di parecchi, sui quali egli faceva assegnamento; ma il Sala non ne prese scandalo, anzi parve che questo lo affezionasse maggiormente alla casa. Messosi così nelle mani di don Bosco, il Sala in poco più di sei anni arrivò al sacerdozio. Non avrebbe mai osato sperare tanto. Nel frattempo, durante il chiericato, aveva dato prove non dubbie di senno pratico e di valore amministrativo. Nell'Oratorio, valido aiuto del prefetto don Alasonatti malandato in salute, si occupava di compere e vendite e assisteva ai lavori della chiesa di Maria Ausiliatrice.

Nel 1875 incominciò a far parte del Consiglio Superiore come consigliere al posto di don Ghivarello, assunto da don Bosco all'ufficio di economo. Vista la sua pratica in fatto di edilizia, don Bosco se ne serviva, quando si trattasse di costruzioni. Così lo mandò a Nizza Monferrato per curare la sistemazione della nuova Casa Madre delle Suore, ad Este per il riattamento di un palazzo da convertire in collegio salesiano, a Cremona e a Chieri per analogo scopo; a Randazzo per adattare a istituto un edificio monastico. Finalmente verso il termine del 1880, don Bosco, esonerato don Ghivarello, nominò lui Economo Generale, confermato nell'ufficio con voto pressoché unanime nelle elezioni del 1886 e del 1892.

Durante il suo economato si acquistò parecchie notevoli benemerenze di fronte alla Congregazione. Una fu per la chiesa e l'ospizio di San Giovanni Evangelista a Torino. Un'altra impresa riuscitagli felicemente fu la sistemazione della parte sceltasi da don Bosco nell'Esposizione nazionale torinese del 1884. L'impresa che maggiormente gravò sulle spalle di don Bosco negli anni della sua precoce vecchiaia fu senza dubbio la chiesa del Sacro Cuore a Roma, ma don Sala alleggerì notevolmente il Santo da certe gravi e crescenti preoccupazioni causategli dall'andamento irregolare di quéi lavori, e riuscì a fare in tempo perché egli potesse assistere, come bramava, alla consacrazione.

Infine, benemerenza indimenticabile fu l'amore di figlio dimostrato durante la malattia e dopo la morte del Padre. Al caro infermo prestava i più umili servizi e in dati momenti il Santo si affidava tutto a lui, alla sua forza erculea per essere sollevato di peso e sostenuto così sulle braccia. Avvenuta poi la morte del caro Padre e composti i resti mortali nell'urna a Valsalice, egli pensò subito a innalzarvi sopra un mausoleo-tempietto. Aveva terminato di curare le nuove decorazioni del santuario di Maria Ausiliatrice e l'erezione di una devota chiesetta per l'oratorio femminile delle Suore a lato della piazza, quando si manifestarono in lui i primi sintomi di deperimento fisico, che in breve lo portarono alla morte. Fu un gran dolore per tutta la Congregazione. Don Rua nell'annunciarne ai soci la morte diceva che egli aveva ben meritato della Società Salesiana, curandone gli interessi con indefesso zelo.

Bibliografia

*Sac. Antonio Sala “Vade Mecum”* di D. [Barberis,]{.smallcaps} Vol. II, p. 947, San Benigno Canavese, Tip. Salesiana, 1901.

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